Parte II
Vi sono due necessità nella sadhana, una consiste nell'interiorizzarsi e stabilire il pieno contatto fra l'essere psichico e la natura esteriore, l'altra consiste nell'aprirsi verso l'alto alla Pace, alla Forza, alla Luce e all'Ananda (Beatitudine) del Divino, sollevarsi fino ad esse e farle discendere nella natura e nel corpo. Nessuno di questi due movimenti, lo psichico e lo spirituale, è completo senza l'altro. Se l'ascesa e la discesa spirituale non vengono compiute, non può avere luogo la trasformazione spirituale della natura; senza la totale apertura psichica e il totale contatto psichico, la trasformazione non può essere completa. Non c'è incompatibilità fra i due movimenti; alcuni iniziano prima con quello psichico, altri con quello spirituale, alcuni con entrambi parallelamente. Il modo migliore è aspirare ad entrambi e lasciare la Forza della Madre agire secondo il bisogno e la tendenza della natura.
La prima delle due trasformazioni necessarie è quella psichica, essa facilita immensamente l'altra, cioè la trasformazione della coscienza umana ordinaria in coscienza spirituale superiore; altrimenti il viaggio rischia di essere lento e noioso, oppure sì eccitante, ma pericoloso... (...) Lo psichico è nell'evoluzione, fa parte dell'essere umano, è la sua parte divina, (...) La psichicizzazione rende l'essere pronto a rispondere a tutto ciò che viene dal Divino o dalla Natura superiore e non a quanto viene dall'Asura (titano, demone), (...) o dall'Animale nell'essere o da qualunque resistenza nella natura inferiore che ostacoli la trasformazione divina.
L'essere mentale interiore sorveglia, osserva e giudica tutto ciò che avviene in noi. L'essere psichico non sorveglia e non osserva come un testimone, ma sente e conosce spontaneamente, in una maniera assai più diretta e luminosa, mediante la purezza della propria natura e l'istinto divino che è in lui, e in tal modo, non appena passa in primo piano, rivela immediatamente i movimenti giusti e quelli falsi della natura. (...)
Con la crescita dell'elemento psichico nella nostra natura cominciamo ad entrare coscientemente in contatto con l'essere centrale superiore (Jîvâtman). Quando tale contatto si produce e l'essere centrale fa uso d'una volontà cosciente per controllare ed organizzare i movimenti della natura, allora si possiede il vero dominio spirituale di se stessi, invece di una parziale padronanza, puramente mentale o morale.
Sri Aurobindo - Guida allo Yoga - pag. 137
Lo sviluppo psichico e il cambiamento psichico della coscienza mentale, vitale e fisica sono della massima importanza, perché rendono sicure e facili la discesa della coscienza superiore e la trasformazione spirituale senza le quali la supermente resterebbe sempre molto distante. (...)
L'anima, l'essere psichico è in diretto contatto con la Verità divina, ma nell'uomo è nascosta dalla mente, dall'essere vitale e dalla natura fisica. Si può praticare lo yoga e ottenere illuminazioni nella mente e nella ragione; si può conquistare il potere e godere di ogni genere di esperienze nel vitale; si possono ottenere perfino sorprendenti siddhi (poteri) fisiche; ma se il vero potere dell'anima che è dietro non si manifesta, se la natura psichica non viene in primo piano, nulla di autentico può dirsi compiuto. In questo yoga l'essere psichico è quello che apre il resto della natura alla vera luce supermentale ed infine all'Ananda (delizia, beatitudine) supremo. La mente può aprirsi da sola alle proprie sfere superiori; può divenire silenziosa ed ampliarsi fino ad entrare nell'Impersonale; può anche spiritualizzarsi in qualche tipo di liberazione statica o Nirvana; ma la Supermente non può trovare una base sufficiente nella sola mente spiritualizzata. Se si risveglia l'anima più segreta, se c'è una nuova nascita, se si passa dalla mera coscienza mentale, vitale e fisica alla coscienza psichica, allora questo yoga si può fare; altrimenti (con il solo potere della mente o di qualunque altra parte) è impossibile... Se si rifiuta la nuova nascita psichica, se si rifiuta di divenire il figlio rinato dalla Madre, per un attaccamento alla conoscenza intellettuale, a idee mentali o a qualche desiderio vitale, allora il fallimento della sadhana è inevitabile.
Quando lo psichico è in primo piano, la sadhana diventa naturale e facile, ed è solo questione di tempo e di lasciare che si sviluppi naturalmente. Quando a predominare è la mente, o il vitale o la coscienza fisica, allora la sadhana è una tapasya (pratica di austerità)e una lotta.
Sri Aurobindo - Lettere sullo Yoga - Vol. IV - Cap. XXI - pag.155_159
Nessuno è idoneo alla sadhana, nel senso che nessuno può farla unicamente con le proprie capacità. Si tratta di prepararci a fare entrare pienamente in noi la Forza, non nostra, che può fare la sadhana col nostro consenso e la nostra aspirazione.
La meta dello yoga è sempre difficile da raggiungere, ma questa lo è più di ogni altra, ed è solo per coloro che hanno la vocazione e la capacità, che sono disposti ad affrontare ogni cosa ed ogni rischio, anche quello di fallire, e vogliono progredire verso una completa assenza di egoismo, di desiderio e di una sottomissione totale.
Questo yoga implica non solo la realizzazione di Dio, ma una consacrazione ed una trasformazione totali della vita interiore ed esteriore, finché non sia idonea a manifestare una coscienza divina ed a far parte di un lavoro divino. Ciò comporta una disciplina interiore estremamente più esigente e difficile delle mere austerità morali e fisiche. Non si deve intraprendere questo yoga, se non si è sicuri del richiamo psichico e della propria determinazione ad andare fino in fondo.
Per determinazione non intendo capacità ma buona volontà. Se c'è la volontà interiore di far fronte a tutte le difficoltà e di arrivare fino in fondo, senza preoccuparsi del tempo che ciò richiede, allora si può intraprendere il cammino.
(...) Un chiaro richiamo interiore, una forte volontà ed una grande costanza sono necessarie per riuscire nella vita spirituale.
(...) Quel che conta è quest'orientamento ed il richiamo (psichico) dentro di voi. (...)
Se si è fondamentalmente sinceri, se si ha la volontà di procedere nonostante tutto e si è disposti ad essere onesti, questa è la miglior garanzia nella sadhana.
Quando si entra nella vera coscienza (yogica), ci si accorge allora che si può far tutto, anche se per il momento si è (...) solo ad un piccolo inizio; ma un inizio basta, giacché la Forza ed il Potere sono presenti. La riuscita non dipende in realtà dalla capacità della natura esteriore (per la natura esteriore ogni superamento di sé sembra una difficoltà insormontabile), bensì dall'essere interiore; questo è il lavoro della sadhana e tale trasformazione verrà sicuramente con la sincerità, l'aspirazione e la pazienza.
(...) Tuttavia è vero che "lo spirito soffia dove vuole" e che possiamo ricevere un impulso emotivo, un contatto o una realizzazione mentale delle cose spirituali quasi da ogni circostanza, come l'ebbe Bilwamangal grazie alle parole della cortigiana sua amante. Ovviamente, ciò accade perché qualcosa è pronto in qualche parte dell'essere; lo psichico aspetta, per così dire, la sua propria opportunità e coglie qualsiasi occasione nella mente, nel vitale o nel cuore per spalancare in essi una finestra. (...)
(...) attraverso la sua voce lo psichico, l'anima, suggerisce alla mente quello che vuole che si faccia. Bisogna accettarla, perché il consenso della natura, il consenso dell'uomo esteriore alla voce interiore è necessario perché questa possa avere effetto. (...) Bisogna prendere il sankalpa (risoluzione) di consacrazione, offrirsi al Divino ed invocare il Suo aiuto e la Sua guida. Se non si è capaci di far questo subito, si rimanga pure in attesa, sempre aperti però alla continuazione ed allo sviluppo dell'esperienza, (...) finché essa non si imponga definitivamente al nostro stesso sentire. (...)
In modo particolare, la sincerità è indispensabile allo sforzo spirituale, e la disonestà un ostacolo costante.
(...) La casa del Divino non è chiusa a quanti bussino sinceramente alla sua porta, quali che siano stati nel passato le loro cadute e i loro errori. Le virtù e gli errori umani sono rivestimenti luminosi ed oscuri di un elemento divino interiore che, una volta abbia lacerato il velo, può ardere attraverso di essi, verso le Altezze dello Spirito. L'umiltà davanti al Divino è anch'essa una conditio sine qua non della vita spirituale, mentre l'orgoglio, l'arroganza, la vanità e la presunzione spirituali spingono sempre verso il basso. Ma la fiducia nel divino e la fede nel proprio destino spirituale (vale a dire: se il mio cuore e la mia anima cercano il divino, non posso non riuscire un giorno a raggiungerLo) sono assai necessarie date le difficoltà del Sentiero.
L'apertura diretta del centro psichico è facile solo quando l'egocentrismo è assai diminuito, o è presente una potente bhakti per la Madre. L'umiltà spirituale e un senso di sottomissione e di dipendenza sono necessari.
L'essere psichico può aprirsi completamente: quando il sadhaka si è sbarazzato dei movimenti vitali che si mescolano alla sua sadhana ed è capace di una semplice e sincera offerta di sé alla Madre. Se c'è qualsiasi genere di tendenza egoistica o movente insincero, se lo yoga viene fatto sotto la pressione di richieste vitali, o in parte o integralmente per soddisfare qualche ambizione spirituale o altra - orgoglio, vanità o ricerca di potere, di posizione o di influenza su gli altri -, o per soddisfare in qualche modo un desiderio vitale con l'aiuto della forza yogica, allora lo psichico non può aprirsi, o si apre solo in parte o solo a momenti per poi richiudersi di nuovo, perché è velato dalle attività vitali; il fuoco psichico si estingue nel soffocante fumo vitale. La stessa incapacità ad aprirsi si verifica se la mente assume la parte di guida nello yoga e respinge sullo sfondo l'anima interiore, o se la bhakti o altri movimenti della sadhana prendono una forma più vitale che psichica. Le condizioni per una totale apertura dello essere psichico sono: purezza, semplice sincerità e capacità di un'offerta di sé non egoistica, pura, senza pretese né richieste.
Lettere sullo Yoga Vol. IV Cap. XXI pag. 160_162 Sri Aurobindo
Conoscere la strada non basta; bisogna percorrerla o, se non si è in grado di farlo, lasciarsi portare. La natura umana esteriore, vitale e fisica, resiste fino all'ultimo, ma l'anima, una volta che abbia sentito il richiamo, prima o poi arriva alla meta.
Lettere sullo Yoga - Vol. I Cap. V Pag. 182_190 Sri Aurobindo
Ciò che intendo per la venuta in primo piano (dello psichico) è semplicemente questo. Di solito lo psichico è nascosto nel profondo. (...) rimane dietro ed agisce solo attraverso la mente, il vitale ed il fisico ogni volta che può. Per questa ragione l'essere psichico - se non quando particolarmente sviluppato -, ha solo un influsso limitato e parziale, nascosto, mescolato o diluito, sulla vita della maggior parte degli uomini. Con "venire in primo piano", s'intende che esso viene fuori da dietro il velo, che la sua presenza si sente già nella coscienza quotidiana di veglia e che il suo influsso riempie, domina e trasforma la mente, il vitale ed i loro movimenti, e persino il fisico.
Si è consapevoli della propria anima, si sente che lo psichico è il proprio essere vero, mentre la mente ed il resto cominciano ed essere soltanto gli strumenti di ciò che è più profondo dentro di noi.(...)
Sri Aurobindo - Lettere sullo Yoga - Vol. IV - Cap. XXI - pag. 160-161
(...) Quando ciò accade, si è consapevoli dell'essere psichico e della sua semplice e spontanea offerta di sé, e si sente crescere il suo controllo diretto (non puramente una influenza velata o semivelata) sulla mente, sul vitale e sul fisico. In particolar modo cresce il discernimento psichico, il quale illumina all'istante i pensieri, i movimenti emotivi, gli impulsi vitali e le abitudini fisiche, senza lasciare in essi niente di oscuro e sostituendo i movimenti giusti a quelli sbagliati. Questo discernimento è difficile e raro, più spesso è mentale, ed è la mente che cerca di mettere tutto in ordine. In tal caso, è la discesa della coscienza superiore attraverso la mente ad aprire lo psichico, e non lo psichico ad aprirsi direttamente.
Sri Aurobindo - Lettere sullo Yoga Vol. IV - Cap. XXI - pag. 160
''Attraverso il tempo e lo spazio, sono stati proposti molti metodi per ottenere questa percezione (dell'essere psichico ) ed infine per compiere questa identificazione. Alcuni metodi sono psicologici, altri religiosi, altri perfino meccanici. A dire il vero, ogni persona deve trovare quello che più le si confà; se la sua aspirazione è ardente e tenace, la sua volontà persistente e dinamica, è certa d'incontrare in un modo o nell'altro, esteriormente tramite la lettura o l'insegna mento, interiormente tramite la concentrazione, la meditazione, la rivelazione e l'esperienza, l'aiuto di cui ha bisogno per raggiungere il proprio scopo.''
Non esiste (quindi) alcun procedimento (per far venire i primo piano lo psichico). Viene come le altre cose, ossia dovete aspirarvi, e potrà venire solo quando avrete sufficientemente progredito.
Sri Aurobindo - Lettere sullo Yoga Vol. IV, Cap. XXI - pag. 162
Qual'è la differenza tra i metodi meccanici, religiosi e psicologici?
I metodi religiosi sono quelli adottati dalle diverse religioni. Non esistono molte religioni che parlino della Verità interiore; per esse, si tratta più di mettersi in rapporto con il loro Dio, Paradiso e Inferno; (...)
I metodi psicologici sono quelli che si occupano degli stati di coscienza, che tentano di realizzare il sé interiore ritirandosi da ogni attività e cercando di creare le condizioni interiori coscienti di distacco, astrazione, concentrazione realtà superiore, abbandono di tutti i moti esteriori, ecc. Questi sono metodi psicologici ed agiscono sui pensieri, i sentimenti e le azioni.
I metodi meccanici consistono nel basarsi su mezzi puramente materiali, dai quali si può trarre profitto se si utilizzano in un certo modo. Prendete ad esempio il metodo della respirazione: esso agisce più o meno meccanicamente, ma è stato consigliato di aggiungervi una concentrazione del pensiero, di ripetere una parola, come nello insegnamento di Vivekananda.
Va bene fino ad un certo punto, ma poi non ha più effetto; sono tentativi umani attraverso il tempo e lo spazio che sono più o meno riusciti sul piani individuale, senza però mai dare risultati d'insieme.
Scoprire il proprio essere psichico implica una specie di convinzione, di fede nella sua esistenza. Bisogna divenirne coscienti e lasciargli dirigere la vita e l'azione; bisogna riferirsi a lui e farne la propria guida. Si diventa coscienti dei moti del proprio essere riferendosi sempre più all'essere psichico.
La Madre - Conversazioni - 18 gennaio 1951 - pag. 65-66
Nella maggior parte degli uomini l'essere psichico emerge lentamente, anche dopo che hanno intrapreso la sadhana. Sono tante le cose nella mente e nel vitale che devono trasformarsi e riordinarsi prima che lo psichico possa essere interamente libero.
Si deve aspettare che il necessario processo sia andato abbastanza avanti prima che lo psichico possa squarciare il velo vecchio di millenni e venire in primo piano a dirigere la natura. (...)
Un'aspirazione costante e sincera e la volontà di volgersi solo al Divino sono i mezzi migliori per portare in primo piano lo psichico.
Esso si farà avanti da sé sia attraverso l'amore e l'aspirazione costanti, sia quando la mente ed il vitale sono stati preparati dalla discesa dall'alto e dall'azione della Forza.
Lettere sullo Yoga Vol. IV Cap. XXI pag. 162_164 Sri Aurobindo
Coloro che hanno cominciato a conoscere se stessi, prendono coscienza del loro vero essere centrale, che è sempre presente dietro l'azione della mente, della vita e del corpo, in quanto rappresentato direttamente dall'essere psichico, egli stesso una scintilla del Divino. (...)
Pertanto, andando più in profondità, si può prendere coscienza della propria anima o essere psichico, come il vero centro, il Purusha nel cuore. (...)
Guida allo Yoga - pag. 137-138 Sri Aurobindo
(...) Perché lo psichico cresca occorre la quiete.(...)
(...) se la coscienza rimane tranquilla, lo psichico emergerà sempre di più dalle profondità interiori; verrà allora una chiara percezione di ciò che è vero e spiritualmente giusto e di ciò che è sbagliato o falso, e con essa verrà anche il potere di respingere ciò che è ostile, sbagliato o falso.
(...) La cosa più importante è far crescere il fuoco psichico nel cuore ed aspirare perché l'essere psichico venga in primo piano come guida della sadhana. Quando lo psichico l'avrà fatto mostrerà "i nodi nascosti dell'ego", li scioglierà o li brucerà in questo fuoco. (...)
Il fuoco psichico (Agni) è il fuoco dell'aspirazione, della purificazione e della tapasya (austerità) e viene dall'essere psichico. Non è l'essere psichico, ma un suo potere (...)
(...) Il fuoco è universale e viene dall'alto.
Agni, sotto forma d'aspirazione piena di calma concentrata e di sottomissione, è certamente la prima cosa da accendere nel cuore.
(...) Agni è il grande fuoco di purificazione e concentrazione (che cioè raccoglie la coscienza e la volge stabilmente verso il Divino) il fuoco psichico attraverso il quale tutti devono passare per raggiungere la Madre in maniera permanente e completa.
In Agni vi è la Forza della Madre che opera.
Lettere sulla Yoga Vol. IV Cap. XXI pag. 158,183,184,185 Sri Aurobindo
Portate l'essere psichico in primo piano e mantenetelo lì, imponendo il suo potere sulla mente, sul vitale e sul fisico, in modo che possa comunicare loro la forza della sua aspirazione, fiducia, fede e sottomissione esclusive, il suo potere di scoprire in modo diretto e immediato tutto ciò che vi è di sbagliato nella natura, rivolto verso l'ego e l'errore anziché verso la luce e la Verità.
Eliminate l'egoismo in tutte le sue forme, eliminatelo da ogni moto della vostra coscienza. (...)
Scoprite, al posto dell'ego, il vero essere, particella del Divino, originato dalla Madre cosmica e strumento della manifestazione. Questo sentimento di essere una particella e uno strumento del Divino dovrebbe essere libero da ogni orgoglio, da ogni senso o rivendicazione dell'ego, da ogni affermazione di superiorità, da ogni esigenza e desiderio. Poiché, se questi elementi sono presenti, non è la vera cosa. (...)
La calma, la discriminazione e il distacco (ma non l'indifferenza) sono molto importanti, poichè i loro opposti ostacolano moltissimo l'azione trasformatrice. L'intensità della aspirazione è necessaria, ma deve accompagnarsi a queste.
Nessuna fretta, nessuna inerzia, né eccessivo ardore rajasico né scoraggiamento tamasico, solo una ferma, persistente invocazione ed azione.
Non cercate di strappare o di afferrare la realizzazione, ma lasciate che essa venga dal di dentro e dall'alto e osservatene accuratamente il campo la natura e i limiti.
Lasciate che il potere della Madre agisca in voi, ma state attenti ad evitare che vi si mescoli o vi si sostituisca l'azione o di un ego magnificato o di una forza dell'Ignoranza che si presenti come Verità. Aspirate soprattutto perché vengano eliminate ogni oscurità e incoscienza nella natura.
Sono queste le condizioni principali per prepararsi alla trasformazione supermentale, ma nessuna di esse è facile, e devono essere complete prima che si possa dire che la natura è pronta. Se si riesce a stabilire il vero atteggiamento (psichico, non egoistico, aperto unicamente alla Forza divina), allora il processo può andare avanti molto più velocemente. Assumere e conservare il vero atteggiamento, favorire il cambiamento in se stessi, è l'aiuto che si può dare, l'unica cosa richiesta per contribuire al cambiamento generale.
Lettere sulla Yoga Vol. I Cap. V pag. 191_192 Sri Aurobindo
Quando qualcuno è destinato al Sentiero, ogni circostanza, attraverso tutte le deviazioni della mente e della vita, contribuisce in un modo o nell'altro a condurvelo. Sono il suo stesso essere psichico dentro di lui ed il Potere divino in alto ad utilizzare a questo fine le vicissitudini della mente e delle circostanze esteriori.
Quando l'anima è destinata a progredire ed esiste una debolezza esteriore, le circostanze arrivano ad aiutare, che lo voglia o no, l'essere esteriore, se dietro c'è una aspirazione veramente sincera; altrimenti non succede.
(...) Lo psichico, fintanto che è velato deve esprimersi attraverso la mente ed il vitale, e lì le sue aspirazioni si mescolano e si colorano della sostanza mentale e vitale. Così, la spinta psichica velata può esprimersi nella mente come una sete del pensiero di conoscere il Divino: (...). Nel vitale può esprimersi come una brama o un desiderio ardente del Divino. Ciò può portare molta sofferenza, a causa della natura del vitale, delle sue passioni, dei suoi desideri, dei suoi ardori inquieti, delle sue agitate emozioni, dei suoi annebbiamenti, delle sue depressioni e disperazioni. Tuttavia non tutti possono avvicinarsi al Divino, o almeno non subito, nel modo puramente psichico; gli approcci mentali e vitali all'inizio sono spesso necessari e, dal punto di vista spirituale, preferibili all'insensibilità verso il Divino. In entrambi i casi si tratta di un richiamo dell'anima, della spinta dell'anima; solo che assume una forma o una colorazione particolare dovuta alla pressione della natura mentale o vitale.
Bisogna rendersi conto che i cambiamenti di umore sono attacchi che andrebbero subito rigettati, perchè non poggiano altro che su suggestioni di sfiducia in sé stessi e di incapacità, suggestioni prive di senso, giacché è mediante la grazia del Divino e l'aiuto di una Forza più grande della vostra, e non per capacità o merito personale, che si può raggiungere la meta della sadhana.
Bisogna ricordare ciò e non identificarsi con tali suggestioni quando vengono, non accettarle ne subirle mai. Nessun sadhaka (discepolo, seguace dello Yoga), anche se avesse le capacità degli antichi Rishi e Tapaswi o la forza di un Vivekananda, può sperare di mantenere, durante i primi anni della sadhana, una continua buona condizione e una unione costante con il Divino, né di sentire ininterrottamente un richiamo od una aspirazione elevata. Lo spiritualizzare l'intera natura richiede molto tempo e, finché ciò non sia fatto, gli alti e bassi sono inevitabili. Bisogna coltivare ed acquisire una fiducia ed una pazienza costanti specialmente quando le circostanze sono contrarie, picchè quando esse sono favorevoli, è facile avere fiducia e pazienza.
Le qualità sono utili nell'avvicinarsi al sentiero spirituale, mentre i difetti rappresentano ciascuno un serio impedimento sul cammino. La natura sattvica è sempre stata ritenuta la più adatta e la meglio preparata alla vita spirituale, mentre la natura rajasica è ostacolata dai desideri e dalle passioni. D'altra parte la spiritualità è al disopra delle dualità, e la cosa più necessaria per raggiungerla è una vera aspirazione verso l'alto. Questa può venire tanto all'uomo rajasico quanto a quello sattvico. Se viene, il primo può grazie ad essa sollevarsi oltre i suoi difetti, i suoi desideri e le sue passioni, mentre il secondo può sollevarsi, oltre le sue virtù, alla Purezza, alla Luce e allo Amore divini. Ciò può ovviamente accadere solo se sia l'uno che l'altro conquistano la loro natura inferiore e la rigettano da sé; infatti, se ricadono in essa, è probabile che abbandonino il sentiero o almeno, finché dura la ricaduta, che vengano impediti di progredire interiormente. Ciò nonostante, la conversione di grandi peccatori in grandi santi, di uomini di poca o nessuna virtù in ricercatori spirituali e innamorati di Dio è frequentemente avvenuta nella storia religiosa e spirituale. (...)
In coloro che hanno dentro di sé un sincero richiamo per il Divino, nonostante le difficoltà che la mente o il vitale possono presentare, gli assalti che possono venire, anche se il progresso è lento e difficoltoso, anche se ricadono indietro o abbandonano temporaneamente il sentiero, lo psichico finisce sempre per prevalere e l'Aiuto divino si dimostra efficace. Abbiate fiducia in questo e perseverate: Allora il traguardo è certo.
Lettere sullo Yoga Vol. I Cap. V Pag. I84 - 190 Sri Aurobindo
Questo è uno yoga di trasformazione dell'essere, non semplicemente uno yoga di realizzazione del Sé interiore o del Divino, sebbene questa costituisca la base senza la quale nessuna trasformazione è possibile. Vi sono quattro elementi in questa trasformazione: l'apertura psichica, il passaggio attraverso l'occulto, la liberazione spirituale, la perfezione supermentale. Se uno solo rimane incompiuto, lo Yoga è incompleto.
Per psichico intendo l'essere e la natura dell'anima più profondi. Questo non è il senso che si dà comunemente alla parola o, se la si usa in questo senso, lo si fa con grande imprecisione e si commette un grande errore sulla sua vera natura, dandole, inoltre, una vasta estensione di significati che la portano ben oltre quella regione. Tutti i fenomeni di carattere anormale o ultranormale, psicologico od occulto vengono chiamati psichici; se un uomo ha una doppia personalità che cambia continuamente da una all'altra, se c'è un'apparizione di un uomo che sta per morire - se semplicemente qualcosa del suo involucro vitale, oppure una formazione del suo pensiero appare e attraversa solennemente la stanza dell'amico stupefatto, se un "poltergeist" inscena un indecoroso putiferio in una casa, tutti questi avvenimenti vengono classificati come fenomeni psichici e considerati soggetti adatti per la ricerca psichica, sebbene non abbiano proprio nulla che vedere con questa. Inoltre, gran parte di ciò che nello Yoga è semplicemente occulto, fenomeni dei piani invisibili, mentale, vitale o fisico sottile, visioni, simboli, il tutto mescolato, spesso agitato, indistinto e spesso terreno illusorio di esperienze che appartengono a questa zona che si trova tra l'anima ed i suoi strumenti di superficie, o piuttosto ai suoi confini più esterni, tutto il caos della zona intermedia viene chiamato psichico ed è considerato una zona inferiore e vaga della scoperta spirituale. Inoltre, si fa una continua confusione tra l'anima di desiderio mentalizzata, che è una creazione della spinta vitale dell'uomo, della sua forza-di-vita alla ricerca della propria soddisfazione, e la vera anima, scintilla del Fuoco divino, particella del Divino. Poiché l'anima, l'essere psichico, usa sia il mentale ed il vitale sia il corpo come strumenti per la crescita e l'esperienza, viene considerata come un genere di amalgama o substrato sottile della mente e della vita. Ma se nello Yoga accettiamo tutta questa massa caotica come sostanza o movimento dell'anima, entreremo in una confusione senza uscita. Tutto ciò appartiene solo ai rivestimenti dell'anima; questa, in sé, è una divinità interiore piú grande della mente, della vita o del corpo. E` qualcosa che, una volta liberata dall'oscuramento prodotto dai suoi strumenti, crea immediatamente un contatto diretto con il Divino.
Sri Aurobindo - Domani, n. 62, 15 novembre 1981, pagg. 230-233
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